Neuroni Specchio: come comandarli?

gennaio 16 2015, 5 Commenti

Neuroni specchio: è possibile comandarne l’attivazione?

Avrete sicuramente già sentito parlare dei Neuroni Specchio. La loro prima scoperta si limitava a sottolinearne gli aspetti più “fisici”: la loro attivazione avveniva nel cervello delle scimmie quando le stesse assistevano allo svolgersi di azioni che percepivano come familiari, riconoscendo l’intenzione di chi la stava compiendo.

“Neuroni con le stesse caratteristiche, si sono trovati in diverse aree del cervello, tanto che oggi si parla addirittura di un “meccanismo specchio”. Tale meccanismo sarebbe in grado di interpretare le informazioni motorie, ma anche emotive e cognitive, che arrivano dal mondo che ci circonda, e attribuire ad esse il significato dell’intenzione per cui vengono agite. Mi spiego meglio: quando vediamo qualcuno compiere un’azione o, nel caso delle emozioni, esprimere una condizione emotiva, i Neuroni Specchio si attivano dandoci la possibilità di “intuire” lo stato dell’altro.”
Giacomo Rizzolatti

Questo significa che di base, quando individuiamo un comportamento conosciuto (azioni come bere, mangiare, andare in bicicletta, sollevare dei pesi, sbadigliare, ecc.), i nostri Neuroni Specchio si attivano nell’atto di intuire cosa l’altro sta facendo; ancora, quando il nostro interlocutore attiva schemi somatici su base emotiva (sorridere, piangere, aggrottare le sopracciglia, sgranare gli occhi, ecc.), i nostri Neuroni Specchio si attivano anch’essi, dandoci la possibilità di comprendere lo stato emotivo dell’altro.

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Prof. Giacomo Rizzolatti

Viene chiamata “conoscenza esperienziale” e potrebbe essere considerato, da un punto di vista sociologico, la base neuro-fisiologica dell’empatia. Probabilmente quando all’università di Parma il Prof. Giacomo Rizzolatti e il suo gruppo hanno scoperto i Neuroni Specchio, non pensavano alle strategie di Coaching, ma la scoperta ha avuto una fortissima e prevedibile risonanza in tutte le professioni che individuano nella buona relazione, o meglio nella buona interazione tra le parti, la base necessaria ad un percorso di successo.

I Neuroni Specchio, quindi, sono neuroni che si attivano nell’azione empatica, più o meno consapevolmente a seconda della capacità di ciascuno di noi di essere a contatto con se stesso e comprendere in maniera coerente i propri stati d’animo.

Che significa? Viviamo passivamente le emozioni altrui?

Di base, sì! Quando vediamo una persona allegra sorridere, non solo riconosciamo la sua gioia, ma tendiamo anche noi, interagendo con essa, a sentirci un po’ più allegri. Questo meccanismo si riproduce, ovviamente, in tutte le altre emozioni, primarie (tristezza, paura, rabbia, disgusto) e secondarie (ansia, vergogna, fastidio, ecc.). I nostri Neuroni Specchio si attivano per riconoscere lo stato emotivo dell’altro, facendoci letteralmente provare cosa l’altro sta provando.

Nella recente intervista di Fabio Fazio a Giacomo Rizzolatti, lo scienziato parla esplicitamente di “sentire” l’altro, di “percepirne” intrinsecamente le intenzioni emotive, e definisce l’empatia una scarica elettrica neuronale attivata dall’interazione con l’altro.

Che fare quindi? Siamo destinati ad essere succubi delle emozioni altrui?

Neuroni Specchio: è possibile comandarli?

In effetti, sì! Ma dipende dalla nostra predisposizione al conoscere e conoscerci. Dipende dalla consapevolezza di ognuno di noi, di individuare quali sono le emozioni che ci vengono “trasmesse” e quali quelle che iinvece ci caratterizzano.

imageOgni volta che incontriamo qualcuno che prova un’emozione contrapposta alla nostra, si scatena una vera e propria “lotta tra neuroni”!

Ad esempio, se ci sentiamo felici e incontriamo una persona triste, i nostri Neuroni Specchio iniziano a risuonare con quelli della tristezza. Viceversa, la stessa triste persona verrà attivamente influenzata dal nostro buon umore e, se manteniamo con serafica fermezza la nostra posizione, possiamo addirittura spingerlo a “convertirsi al nostro stato d’animo”!

Ogni professione che prevede una relazione dovrebbe, a mio parere, essere consapevole della potenza di questa scoperta. Dalla Psicologia al Coaching, dal Teatro all’Insegnamento, dalla Vendita al Gioco di Squadra, questo gruppo di Neuroni danza indistintamente sulla pista della relazione con l’altro, condotto dalla musica delle emozioni che risuonano tra le persone. Ogni professione che prevede una relazione, necessita di capacità empatica e consapevolezza nell’interazione con l’interlocutore.

Secondo la teoria sottostante i Neuroni Specchio, risulta quindi non solo importante, ma assolutamente necessario sviluppare il più possibile consapevolezza di noi stessi e consapevolezza di come noi, come professionisti e persone, interagiamo con l’altro.

Come possiamo quindi acquisire consapevolezza di noi stessi e migliorare la nostra professione?

Psicologia, Coaching, Supervisioni ad Hoc, ognuna di queste soluzioni, calate sull’individuo tramite percorsi persona – specifici, potrebbero fare al caso vostro. Alla fine l’apprendimento del controllo di noi stessi funziona solo se siamo in grado di “metterci in gioco” tramite atti di volontà!

Magari potreste pensarci la prossima volta che avrete a che fare con un capo arrabbiato, un dipendente triste, un amico spaventato… armate i vostri Neuroni Specchio di Coraggio, Benessere e Calma nella Relazione con gli altri: i risultati non tarderanno ad arrivare!

unnamedDott.ssa Emanuela Papa
Laureata in Psicologia Clinica e di Comunità all’Università degli Studi di Padova. Specializzata in Psicoterapia Psicoanalitica ad orientamento Relazionale e cultore della materia in Teorie e Tecniche delle dinamiche di Gruppo e Neuroscienze. Ha studiato Life, Sport & Business Coaching presso il Coaches Training Institute/Augere Foundation di Barcellona. Opera da anni come psicologa, psicoterapeuta e Mental Coach privatamente e presso importanti Aziende Commerciali e Sanitarie. Approdata alla psicologia del lavoro, ha realizzato in collaborazione alla società Euronorma  un protocollo di valutazione (protocollo Eur&Ka) per la valutazione del rischio da Stress Lavoro Correlato (attualmente usato in tutta Italia e in alcuni Paesi dell’Unione Europea). E’ esperta di strategie di Formazione Esperienziale e Teatro d’Impresa. Appassionata di Sport e in particolare di podismo, nuoto e ciclismo, specializzata in Sport Coaching. Da anni è relatrice a numerosi convegni sulla valutazione e gestione dello Stress attraverso lo sviluppo delle Life Skills. Spesso viene chiamata come commentatrice Sportiva e Mental Coach in programmi televisivi.

 

'5 Responses per “Neuroni Specchio: come comandarli?”'
  1. Pier Paolo scrive:

    Ok imparare a conoscersi e sapere quali sono le emozioni “esterne” che ci vengono trasmesse, ma se abbiamo costantemente a che fare con persone che sono invariabilmente su una determinata frequenza d’onda “trasmittente” che è diametralmente opposta alla nostra (per essere concreti noi su allegria e l’altro su rabbia) si deve anche essere consapevoli che alla fine questa estenuante “competizione” tra i reciproci neuroni specchio la possiamo perdere anche noi. Per cui alla fine: ne vale la pena?

    Per esperienza diretta mi sento tranquillamente di dire di no! A meno che uno non sia armato di un tale spirito di sacrificio per cui si senta addirittura votato al martirio!

    • Emanuela Papa scrive:

      Buongiorno e ben trovato Pier Paolo,
      l’attivazione iniziale dei neuroni specchio non dipende dalla nostra volontà. Essi funzionano indistinatamente in qualsiasi situazione relazionale ci imbattiamo. Funzionano anche con le pubblicità, tanto è vero che esiste una tipologia di azione commerciale definita neuromarketing. La consapevolezza ci permette di rimanere equilibrati sulla nostra posizione, permettendoci di non essere influenzati dalle condizioni negative. E’ giusto ricordare però che questo gruppo di neuroni funziona anche con gli aspetti positivi.
      Grazie per i tuoi interventi sempre costruttivi, buona giornata.

  2. Pier Paolo scrive:

    Buongiorno Emanuela,

    ti ringrazio per la risposta ed anche per i gentili apprezzamenti cui ricambio con altrettanta stima.

    Per quanto mi riguarda ho imparato a capire che la “consapevolezza” ha bisogno di determinate ESENZIALI condizioni per “maturare”.

    Mi spiego. Se agisco d’impulso, agisco sotto l’effetto di imput “emozionali” che al 99% mi faranno prendere decisioni sbagliate. A toni emozionali “negativi” (collera, risentimento, dolore, apatia, paura, etc) per REAZIONE si risponde con soluzioni inadeguate. Ovviamente mi sto riferendo a condizioni che non mettano in serio pericolo la mia vita. Ad esempio se ho una accesa discussione con il mio superiore di sicuro in quel momento la mia “consapevolezza” non è esattamente al suo massimo livello (che c’entrino i neuroni specchio?) . Ma se viceversa mi trovo di fronte alla paura scatenata da un incendio che può uccidermi, la reazione impulsiva mi salverà la vita. E al diavolo la consapevolezza. La natura ci ha “progettato” essenzialmente per auto-proteggerci. Dunque per prima cosa bisogna essere in grado di differenziare le priorità.

    Questo all’atto pratico cosa significa. Significa che quando abbiamo a che fare con risposte importanti, da cui può dipendere un nostro desiderio, programma, obiettivo, etc. bisogna prendere il giusto tempo per farsi scivolare di dosso la “negatività” legata all’emozione del momento. Ecco che solo in quella condizione la consapevolezza prende il sopravvento. Questa, almeno per quella che è la mia esperienza personale, è l’unica “tecnica” che si dimostra sempre ed invariabilmente realmente funzionale.

    In poche parole: quando sei giù di morale aspetta che ti passi. Quello che al momento ti potrà sembrare spaventoso, impellente, da risolvere a tutti i costi, una volta che sarai più sereno, tranquillo, felice, ti apparirà in maniera diametralmente opposta. E le soluzioni che troverai saranno completamente differenti da quelle che potevano venirti in mente quando eri in preda alle emozioni “negative”.
    Il motivo per cui questo, che può anche apparirci ovvio, ci diventa invece così difficile da fare è che ci sentiamo più portati ad AGIRE, a prendere decisioni, proprio nei momenti in cui l’ansia e lo stress della situazione del momento ci riempiono di agitazione e frenesia. Sbagliatissimo! I problemi “impellenti” lo sono spesso solo nella nostra testa. Tra un giorno od una settimana il problema sarà ancora lì, non ci avrà divorati, ma se la nostra soluzione non sarà adeguata al contesto allora sì che il problema potrà averci divorato. Ma saremo stati noi a concedergli questo potere!

    Consiglio la lettura di questo libro, dove questo concetto viene ampliato in maniera particolarmente esaustiva, “Puoi essere felice qualunque cosa accada”, di Richard Carlson.

    Mi permetto di riportare una citazione anonima, trovata in rete, che mi è molto piaciuta, frutto evidentemente di un momento di pace interiore da cui è sorta questa “consapevole” riflessione.

    “Se stai ad ascoltare ciò che dice la gente ed hai paura del loro giudizio non vivrai mai come vorresti. Ricordati che tanto qualsiasi cosa tu faccia, loro ti metteranno abiti che non sono tuoi, storie di cui non sei protagonista e sapranno sempre descriverti nel peggiore dei modi, soprattutto quando sei ciò che loro non saranno mai.”

    Buona giornata.

  3. Pier Paolo scrive:

    “Una vita di scelte è una vita di azioni consapevoli. Una vita casuale è una vita di reazioni inconsapevoli. Una re-azione non è altro che un’azione compiuta in passato. Quando re-agisci, non fai altro che valutare i dati ricevuti, cercare la stessa esperienza o una molto simile, nei meandri della memoria e agire nello stesso modo in cui hai agito quella volta. Questo è un lavoro della mente e non dell’anima. Quando perdi tempo a cercare di capire che cosa è meglio per te, non stai facendo altro che questo, perdere tempo. Agire dal punto di vista dell’anima e non da quello mentale è un gran risparmio di tempo. Ricorda, l’anima crea, la mente reagisce, quindi nei momenti in cui devi prendere grandi decisioni, esci dalla mente e cerca nell’anima. L’anima ti parla attraverso i sentimenti. Ascoltali, seguili, onorali.”

    Neale Donald Walsch (tratto da “Conversazioni con Dio”)

  4. Pier Paolo scrive:

    Non c’entra nulla con l’argomento qui trattato ma non trovando lo spazio in altre discussioni dove non era più possibile inserire i commenti (l’avrei inserito nel thread riguardante la resilienza nel mondo del cinema) posto quì questo interessante link in cui si sottolinea la differenza tra la resilienza “terapeutica” e la coercizione mentale http://www.loritatinelli.it/2015/01/29/controllo-mentale-realta-psicologica-o-retorica-senza-senso/

Emanuela Papa - Psicologa, Psicoterapeuta e Coach Professionista